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e' troppo bello essere "BEFANE"




Stiamo per dire addio alla stagione delle Feste e non ci resta altro che aspettare la Befana, l’ultima ad arrivare, sempre la più vecchia, la più brutta, la più sottovalutata. Che ci sia del malcelato sessismo tra i riccioli serici di Babbo Natale a confronto coi boccoli corvini e arruffati della poverina? Lui coi regali in carta dorata e lei col carbone… beh, ai maschi piace vincere facile.

Eppure la Befana è simbolo di luce (lunare) che spazza via l’anno vecchio e porta piccoli doni di buon auspicio: rappresenta quella resilienza tutta femminile che infonde ottimismo e voglia di cambiare, insomma non è poi così male essere "Befane".

Ecco le storie di tre donne che sono diventate, loro malgrado e senza volerlo affatto, simbolo di forza e di coraggio. Tre Befane bellissime che illuminano la via, che ci regalano tanto su cui riflettere e che vorremmo incontrare la notte dell'Epifania per salutarle e ringraziarle.


SHARBAT GULA SHINWARI aveva solo dieci anni quando fu fotografata da Steve McCurry. La sua immagine in copertina sul National Geographic (giugno 1985) è ancora stampata nella nostra memoria e rappresenta il dolore, il coraggio e l’orgoglio di popoli e culture dilaniate dalla guerra.

Ma la notizia è che oggi “Afgan Girl”, a 47 anni, vive in Italia dove si è rifugiata un anno fa, dopo il ritorno dei Talebani a Kabul. Nella bellissima intervista di Francesca Careffi per La Repubblica, Sharbat racconta di come quella foto abbia cambiato la sua vita: l’ha trasformata in un simbolo che ha scosso l’occidente ma, purtroppo, le ha anche creato mille problemi in un paese dove ancora si ordina a una donna di nascondersi, di non mostrarsi mai.

Lei, invece, si è esposta (anzi, è stata esposta) e quei suoi occhi hanno magnetizzato il mondo. E così, dopo quasi quarant’anni passati in fuga e nei campi profughi, ha preferito lasciare l’Afganistan per paura che quella foto e tutto ciò che rappresenta possa trasformarsi in un’arma contro di lei e soprattutto contro la sua famiglia.

Eccola in Italia, quindi, a ricostruirsi una vita imparando una nuova lingua, scoprendo una cultura diversa nella speranza di trovare, finalmente, un po’ di pace vera lontano dalla violenza e, anche, dal clamore mediatico.

Photo Luigi Narici / agf


LAUREN WASSER è anche lei un volto da copertina: è apparsa tante volte su tutti i più importanti fashion magazine. Una carriera da top model che si è interrotta bruscamente quando, a causa di una rara infezione batterica scatenata da un assorbente interno tenuto troppo a lungo durante il ciclo mestruale, è entrata in coma e ha rischiato di morire. Si è salvata ma ha perso entrambe le gambe, amputate per evitare la cancrena.

Eppure Lauren si è rialzata, ha superato la depressione e ha provato a ricostruirsi una vita dandosi un semplice obiettivo: provare a partecipare alla maratona di New York. Da lì sono arrivate nuove proposte di lavoro, sia nella moda che come attivista dei diritti civili dei disabili, e tantissimi shooting fotografici dove lei si mostra sempre con le protesi che ha fatto placcare in oro perché siano sempre e comunque ben evidenti... come gioielli.

Oggi Lauren ha una foto sul Calendario Pirelli 2023 dove Emma Summerton l’ha voluta come una Giovanna D’Arco incredibilmente intensa e contemporanea. Un traguardo che ancora una volta testimonia il coraggio e la forza di una donna che, suo malgrado, è diventata un simbolo.

Photo Emma Summerton / Pirelli Cal



VANESSA NAKATE è invece una che la foto non ce l’ha. O meglio, da una foto è stata eliminata e per questo è diventata un simbolo. Nel 2019 scende in strada a Kampala, Uganda, per protestare e promuovere il contrasto al cambiamento climatico diventando, in breve tempo, la militante green più influente in Africa.


Nel gennaio 2020 la Associated Press pubblica una foto delle più importanti attiviste, tra cui anche Greta Thunberg, presenti al World Economic Forum, ma ne taglia un pezzo (Vanessa è a sinistra nella foto originale ma non compare in quella pubblicata) eliminando con uno zac l'unica presenza nera del gruppo! L'attivista ugandese, dopo aver visto la foto ritoccata, si scatena su Twitter accusando l’agenzia di stampa di evidente razzismo.

Un episodio che solleva molto scalpore e indignazione diventando il simbolo della scarsa attenzione che i mezzi di comunicazione di massa dedicano all'Africa tanto da affermare che "la cancellazione di Nakate dalla foto rivela quali sono i corpi, i paesi, le razze che contano per la stampa mainstream nel Nord del mondo”.

Fortunatamente, oggi la rilevanza di Vanessa è globalmente affermata tanto che è stata recentemente nominata ambasciatrice Unicef per il clima... ma l'incidente deve farci riflettere.


Potremmo andare avanti ancora molto e raccontarvi chissà quante storie di Befane che hanno messo la propria storia davanti a tutto e sono diventate un esempio da seguire. Le troviamo sui giornali, in tv, sui social ma anche al supermercato, alla fermata del bus e in fila alle poste... che dite, vi va di dedicare a tutte le Befane che conosciamo questo inizio di 2023?

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