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LA NOSTRA ESTATE ANALOGICA


Quante foto scatteremo questa estate? Un milione! Quante finiranno in un porta fotografie? Forse una. E già, perché le foto, oggi, non sono più oggetti, sono files.

Clic, clic, clic! Fotografiamo a ripetizione usando soprattutto il cellulare che non serve più per parlare o ascoltare ma quasi solo per guardare. La fotografia digitale che ci offre in nostro smartphone è utile, pratica, economica e, ammettiamolo, una delle cose migliori che ci potesse capitare.

Ma allora perché sempre più persone mettono in valigia una vecchia fotocamera analogica? Come mai la vendita di pellicola Kodak (che tutti davano per spacciata) è aumentata del 50% negli ultimi cinque anni?


Clicchiamo Analogico o Digitale?


In questa Roma calda e affollata avete notato anche voi quanti turisti girano per la città con in mano, o appese alla spalla, vecchie macchinette fotografiche? Niente cellulare: scattano con attenzione, alla vecchia maniera misurano le inquadrature ruotando l'obiettivo, si spostano impercettibilmente per trovare il fuoco giusto. Soprattutto giovani, tutti molto cool... Abbiamo colto l'ispirazione, fatto delle indagini ed è proprio vero: c'è una forte riscoperta (soprattutto tra i millennial e i gen z) del vecchio, caro 35 mm, che è il must della fotografia su pellicola.

Tutto passa ma qualcosa torna, come quei rullini gialli e neri che schiacciavamo dentro la macchinetta e che dovevamo far avanzare con la manovella, a mano, clic dopo clic. Ve le ricordate le foto stampate? Che bello avere fra le mani quel cartoncino lucido con una bella immagine in bianco e nero! Ripensate per un attimo all’emozione di aprire la busta e sfogliare, una dopo l’altra, le foto appena ritirate dal laboratorio fotografico. E quelle scatole piene di foto? Le aprivamo, spargevamo il loro prezioso contenuto sul tappeto e tutti intorno a dire guarda questa, guarda quella.


Foto da toccare, oltre che da guardare.

La differenza tra una foto digitale e una analogica sembra semplice ma è sostanziale: la prima è un file, la seconda è un oggetto vero e proprio. E come ogni oggetto, anche la foto analogica ha bisogno di essere costruita: ripensate all' impegno per stampare la pellicola, passarla nell’ingranditore, imprimere la carta sensibile, sviluppare e fissare… wow! Roba d’altri tempi con un fascino top!

Quindi, possiamo dire che alla base della rinascita della fotografia analogica c'è l'esperienza tattile. Toccare, accarezzare, mostrare, soppesare, rigirare tra le dita una foto è molto di più che guardarla su uno schermo.


A questo punto la decisione è presa! Noi in valigia abbiamo già messo una Rolleiflex d'antan (che è anche bellissima e super chic) e quattro rullini da 36 pose, due in bianco e nero e due a colori! Così avremo esattamente 144 occasioni per ricordare nel modo migliore le nostre bellissime vacanze. Se avete anche voi una analogica che dorme in un cassetto… date retta a noi: donatele nuovo splendore. Una scelta sensata, molto cool e abbastanza economica: il costo del rullino oggi varia in media dai 4 ai 7 euro mentre per la stampa su carta non spenderete più di 15 euro. L'idea vi stuzzica e state pensando a una fotocamera analogica nuova? Ce ne sono di tutti i prezzi, a partire da 30 euro. Per una macchinetta fotografica di discreta qualità non spenderete più di 150 euro... si può fare!


Foto da conservare, oltre che da condividere.


E parlando di foto che sono anche oggetti, ricordiamo insieme VIVIAN MAIER che con la sua fotocamera analogica ha creato veri e propri capolavori.

Che storia incredile! Figlia di emigrati, nasce a New York e per quarant'anni fa la bambinaia a Chicago. Lavora per famiglie della middle class ma nel tempo libero coltiva un hobby segreto: coi risparmi acquista una macchina fotografica che la accompagna, nel tempo libero, a passeggio per la città. E così, scatto dopo scatto, documenta con formidabile chiarezza e infinita umanità l'America anni '50 e '60 che passa davanti al suo obiettivo. Ogni tanto si fotografa riflessa, ferma davanti a uno specchio o a una vetrina... selfie ante litteram.

Solo nel 2007, e del tutto casualmente, centinaia di sue foto vengono scoperte in uno scatolone. Pubblicate e divulgate, hanno fin da subito un successo senza precedenti che sorprende per prima la stessa autrice. Vivian muore due anni dopo, proprio mentre tutti stanno scoprendo la sua opera, senza aver mai fatto nulla per farsi conoscere. Anzi - un po' come Emily Dickinson - ha nascosto le sue foto come meglio poteva, probabilmente pensava che fossero oggetti personali, da custodire con cura, senza alcun interesse per il resto del mondo.

Oggi Vivian Maier è considerata la più importante esponente della "Street Photography" dello scorso secolo e le sue istantanee sono esposte in musei e gallerie di tutto il mondo.




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