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Le Buone Maniere ai Tempi di WhatsApp

Basta usare i newmedia con un pizzico di savoir faire per mandare (anche in chat)un messaggio positivo.


"Buon Pomeriggio Claude. Come stai?"; “Buon "Pomeriggio a te! Sono CLAUDE Chat GPT e sto bene. Grazie per averlo chiesto."; "Prego."; "E tu come stai? Spero tutto bene. Come posso aiutarti oggi?" Oh che bello… finalmente una conversazione ben educata. Nulla di strano se non fosse che stiamo parlando con Claude AI, la nuova “Chat GPT” che risponde in modo elegante e con un tocco di charme. Vi abbiamo già raccontato (leggi l'articolo) che le Chat sfruttano l’Intelligenza Artificiale per dialogare con noi; bene, tra tutte, Claude è la più “polite” perché Anthropic (la start up che l'ha creata con l'obiettivo di migliorare il dialogo uomo-macchina) ha speso tantissime energie e una vagonata di finanziamenti per curare la sua educazione. Claude risponde sempre con sorprendente competenza e, se potesse parlare, avrebbe un birignao molto upper class: pensate che gli sviluppatori suggeriscono di porre domande in modo educato affinché Claude impari sempre meglio le buone (umane) maniere e diventi la gran damedell’intelligenza artificiale.

Basta questo per stuzziccare la nostra curiosità e introdurre uno spunto di riflessione da condividere con voi: come applicare le buone maniere, il galateo, il savoir faire alle nuove tecnologie? Meglio ancora: sappiamo (possiamo) (dobbiamo) usare i social, le email, i sistemi di messaggistica, i newsgroup, le mailing list e compagnia cantante in modo BEN educato?

 

Dalla Netiquette al Galateo 3.0

Qualche anno fa si parlava di “netiquette” come di un galateo da seguire online. Semplici regole che oggi fanno sorridere: “prima di pubblicare un post - citiamo alla lettera - chiedi sempre il permesso di condividere foto o materiali, se essi appartengono anche ad altre persone” . Un suggerimento che, oggi come oggi, suona un po’ ingenuo e alquanto anacronistico. Se l’etica ha, filosoficamente parlando, codificato il buono, il giusto e il moralmente corretto, l'etichetta regola i comportamenti nella vita di tutti i giorni e rende (o per lo meno ci prova) più semplici, costruttive e divertenti le relazioni sociali. Ma cosa accade se queste relazioni non si fanno più a suon di convenevoli e strette di mano, ma con un “clic - invia"? Oggi più del 60% delle nostre relazioni interpersonali sono mediate da uno schermo, spezzettate in miliardi di messaggi (in media di cinque parole), vissute da remoto sui social tra commenti, faccette e cuoricini. Tempi duri per le buone maniere che, invece, vivono e sopravvivono soprattutto attraverso il contatto umano. Ma, allora, un sorriso, una parola gentile, il famoso baciamano a che servono in un mondo di rapporti sempre meno vis-à-vis e sempre più whatsappàti? Ieri dicevamo grazie, oggi aggiungiamo l’emoji “mani giunte”.

 
Poche regole, molto buon senso

Eppure, nonostante tutto, c’è chi è ben educato anche online e chi resta bifolco anche su instagram. E la differenza si vede. Il galateo non vuole darsi per vinto ma piuttosto si rinnova e si adegua alle attuali circostanze. Per questo abbiamo (educatamente) coinvolto Laura Pranzetti Lombardini, cara amica di Mycupoftea, giornalista e studiosa di società e costume. Con lei, davanti a un caffè - poiché parlare ci piace di più che chattare - abbiamo fatto il punto sul Galateo 3.0.

MCOT: "Laura, internet ci rende ma leducati?" LPL: No, perché? Dobbiamo essere noi a usare Internet e non viceversa. Internet è una “missiva” contemporanea. Le comuni regole di buona educazione hanno senso anche, per esempio, su Whatsapp? Le regole di buona educazione hanno sempre senso!

Internet è una “missiva” contemporanea. Le comuni regole di buona educazione hanno senso anche, per esempio, su Whatsapp? Le regole di buona educazione hanno sempre senso!

Quindi, iniziare una chat con un “ciao” e chiudere con un “grazie” non suona un po’ affettato, non fa troppo boomer? Beh, è il minimo sindacale… al quale aggiungerei anche un sincero e sentito “come stai”. I The Giornalisti cantavano “Ti lascio un vocale di 5 minuti” a sottolineare l’invadenza dei messaggi al microfono. Esiste un vocale ben educato?" Esiste un vocale di sintesi, da inviare solo quando non se ne può proprio fare a meno. Stiamo guidando? Inviamo un vocale. Altrimenti è meglio scrivere quattro parole ben assestate, sempre facendo attenzione ai congiuntivi.

Ti ritrovi tuo malgrado in una chat di gruppo. Qual è il modo giusto per scappare senza offendere? Non rispondere. Mai. Sinceramente, cosa pensi dell’amica che ti ha inserito nella lista broadcast con cui sponsorizza i suoi corsi di ceramica? Le risponderei in privato: “Scusa... scrivimi direttamente perché ho troppe chat e non ce la faccio a leggerle tutte!" Ed eccoci sui social, dove sempre la stessa amica pubblica un post che riguarda anche te e che trovi inappropriato… Ma siamo sicuri che sia un’amica? Organizzi una festa. Invito scritto, email o whatsapp… magari con un visual carino? Dipende dal tenore della situazione, oggi molti inviti importanti arrivano solo online. Io però sono di un’altra generazione e rimpiango il cartaceo con una bella grafica. E poi, come diceva Massimo Lopez in un famoso spot “Una telefonata allunga la vita” Auguri, congratulazioni o condoglianze: come usare i new media nelle occasioni formali? Usare i new media? Direi di no! Ancora un volta meglio una telefonata. E se proprio deve essere un Whatsapp, che la frase sia ben scritta, sincera e meditata.

Come reagisci di fronte a una email, un messaggio, un commento poco educati? Li ignoro totalmente. Non raccolgo mai la provocazione perché sarebbe l’errore peggiore in assoluto. Il cellulare è l’Elephant in the Room del vivere moderno: tutti ce l’hanno a portata di mano ma tutti fanno finta di non dargli importanza. Come gestire il proprio smartphone quando si è con altre persone. Si privilegia sempre e comunque il contatto umano (e proprio ora squilla il telefono) ecco, appunto, e ora rispondo solo perché è mio figlio che chiama da Toronto e so che sta entrando in ufficio: scusate... Online, sui social, nelle chat tutti parlano e nessuno ascolta più. Ma la prima regola della buona educazione non è dare importanza agli altri? Sfondiamo una porta aperta: é vero, siamo molto presi da noi stessi. Aver bisogno degli altri e voler comunicare con loro è qualcosa che trovo molto importante. Poi, ognuno scelga come farlo: di persona, online, al computer o col cellulare ma sempre con educazione.

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