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LESS IS A BORE!

Aggiungere invece di togliere, conservare invece di buttare,  massimizzare invece di minimizzare: benvenuti nell'estetica "cluttercore"



Appena un anno fa, in questa newsletter, celebravamo il “quiet luxury”, trend spendaccione che inneggiava a un’eleganza suprema, minimale, non ostentata. Pochi mesi fa parlavano del rigore nelle scelte stilistiche. Oggi eccoci qui a raccontarvi l'esatto contrario, la tendenza che impazza sui social e che sta facendo gemere di piacere le fashioniste di tutto il mondo: signore e signori diamo il benvenuto al “cluttercore”.

Di cosa stiamo parlando? Beh, di quello stile ultra massimalista che, tra moda e design, tende a riempire, aggiungere, addizionare, sommare elementi in un (apparente) caos che fa molto glamour.

Registriamo, in altre parole, il ritorno di un’eccentricità divertita e un po’ spaccona che sta dando un bel calcio nel sedere al quite luxury e che sta facendo storcere il naso a chi ancora pensa che il minimal sia elegante.


Se siete cresciuti pensando che “less is more” dicesse tutto, se avete studiato Michelangelo e la sua “arte del togliere”, se tuttora pensate che l’essenzialità di Chanel sia il top dello chic vi informarmiamo che il disordine (clutter in inglese) ricercato, studiato, creato da mille elementi assemblati senza un senso apparente è la nuova estetica di riferimento.




Tutto tranne che minimal

Il massimalismo - come il minimalismo d’altronde - va e viene...  non è certo una novità, ma il cluttercore sembra dirci, molto onestamente, che la chiave dell’estetica contemporanea sia l'eccesso inteso come forza dirompente che infrange i topos della moda.

"Quando ero giovane, mi dicevano che argento e oro non vanno indossati insieme, che il rosa e il rosso fanno a cazzotti e che non bisogna mai esagerare…”, afferma Olivia Jordan, influencer, giornalista e guru della moda “…oggi, invece, io sono approdata a uno stile decisamente “cluttercore” perché tutte queste regole è ora di buttarle fuori dalla finestra."E poi, perché stupirsi dell'eccesso per l'eccesso visto che quello che a qualcuno può sembrare caos, per qualcun altro è perfettamente organizzato?


Forse tutto questo è un’evidente reazione ai tempi bui della pandemia, ma c’è di più: i giovani si vestono nei negozi second hand e adorano mischiare epoche e stili, i diktat della moda non influenzano più nessuno, i designer che più di altri hanno influenzato la moda degli ultimi anni, da Alessandro Michele a Demna, da Rick Owens a JW Anderson, sono maestri nell’arte di aggiungere e paladini del sacrosanto diritto di vestirsi come ci pare.




Cluttercore tra outfit e interior design

Le bacheche di Pinterest sono piene di esempi di arredamento “cluttercore”: stanze straripanti di mobili, dove ogni spazio è colmo all’inverosimile e dove ogni parete è più piena di una sala del Louvre.

Il design di interni, oltre alla moda, è l’ambito creativo che più di tutti ama quest’estetica pasticciona proprio perché anche a casa vogliamo circondarci di tutto ciò che ci piace senza sentirci in colpa se anche noi siamo accumulatori seriali. Con buona pace della povera Marie Kondo, paladina dell’economia domestica e feroce fustigatrice del superfluo, che oggi nessuno ascolta più perché i suoi consigli sull’ordine perfetto sono un po’ ossessivi e molto intimidatori, un po’ perché in tempi di recycle e upcycle buttare a cuor leggero ciò che non serve suona molto egoista e poco sostenibile. 

Quindi, il “cluttercore” è, come leggiamo online: “…l’arte dell’(over)accessoriare, della miscellanea di pattern e texture, di colori e motivi contrastanti in cui scorgere il retaggio della moda dei Duemila e la passione delle nuove generazioni per vintage e upcycle.

Le nuove paladine dell’estetica? Una Bella Hadid regina del layering - tra parka tecnici e accessori crochet - una Emma Chamberlain in set di maglia multicolore, con borsetta zuccherosa e una Tavi Gevinson fanciullescamente iperaccessoriata.”

Su tutti noi, comuni mortali, soffia una leggera brezza di libertà che ci invita ad aggiungere, ad osare, a travisare il bon ton e a mettere in disordine le antiche certezze. Tutto questo ricordando gli insegnamenti di Iris Apfel e Anna Piaggi (alle quali questa newsletter è dedicata) e rispolverando il famoso motto di Robert Venturi che pronosticava “Less is a Bore!”.






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